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ACQUA,CIIP e ATO

 
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[elisabetta]
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MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:13 pm    Oggetto: ACQUA,CIIP e ATO Rispondi citando

....l'acqua e' un bene comune,di primaria importanza!...ultimamente stanno cercando di farci capire poco e niente x quanto riguarda la manovra dell'aumento di capitale sociale della ciip.con l'approvazione della nuova finanziaria siamo almeno sicuri che l'acqua nn si puo' privatizzare,.....ma rimango sempre un po' diffidente sui piani dei politici x l'argomento acqua.ho messo due video che possono rendere piu chiara la situazione,sia x quanto riguarda il business che si crea intorno alla privatizzazione dell'acqua,sia x aver ben chiaro il quadro mondiale dell'emergenza idrica.al piu presto vi posto anche tutte le documentazioni che ho trovato sull'argomento acqua.

http://it.youtube.com/watch?v=l91mhVVWwTU&feature=related#
http://it.youtube.com/watch?v=UDycpNwfDOg&feature=related
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MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

ecco il secondo link corretto

http://it.youtube.com/watch?v=sUl1jcsARWI&feature=related
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

questo è un tema che dopo l'approvazione della Finanziaria 2008 e dopo le decisioni ATO e Ciip sulla gestione deve prevedere un incontro tra i meetup di Ascoli-San Benedetto del Tronto e Fermo ( questi ultimi debbono anch'essi aprire una discussione sul tema acqua, visto che saranno fregati se spacchettano l'ATO...come visto nei documenti e relazioni..)
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

imbottigliamento acqua "Sorgenti dei Monti Azzurri"


ci siamo ..la Piceno Consid ha approvato le varianti per la realizzazione della struttura per l'imbottigliamento dell'acqua minerale naturale....ora il Ciip deve redigere il bando per la concessione ai privati...ricordiamo che di mezzo c'è sempre la questione della gestione della Ciip che ci ha impegnato nel consiglio comunale di Ascoli e di cui ancora non si ha una soluzione chiara...
(la concessione secondo le indicazioni della Provincia ha durata decennale....ne sono passati tre..a chi conviene partecipare al bando dato che inizia ad essere antieconomico l'investimento?...questa è la domanda che mi pongo aldilà del fatto ecologico-speculativo
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

....nn ci vedo chiaro!....sotto sotto c'e' qualcosa che nn torna!nessuno fa niente x niente!bisognerebbe avere una copia del bando apena la ciip l'avra' stilato....solo cosi si potra' capire qualcosa....forse!
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[enrico grosso]
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MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Invito tutti i membri del meet-up e non solo a visitare il sito www.acquabenecomune.org e partecipare numerosi alla manifestazione nazionale del 1 dicembre 2007 a ROMA ore 14.30.
Un saluto
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

www.ciip.it www.globalproject.info/art www.vivere.marche.it
www.ambientediritto.it www.gruppo183.org
www.ato5marche.it (su questo sito tutti i mutui effettuati dai 59 comuni dal 1985 fino al 2016 con relativo tasso d'interesse)
www.altalex.com (tutto il testo della nuova finanziaria 2008)


per iniziare ad entrare nell'argomento acqua questo puo' bastare.....a giorni vi posto anche qualcosa che spieghi meglio gli interessi dell'ato e della ciip a livello economico e le leggi che regolamentano la gestione dell'acqua.

torno a ripetere che l'acqua e' un bene comune....del quale puoi farne a meno solo x 7 giorni.....dopo di che si passa a miglior vita!bisogna lottare veramente x tenercela ben stretta.

sto facendo una mappa delle fontanelle chiuse e che nn erogano acqua,vi faro' sapere anche questo.ciao
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

http://danielatuscano.wordpress.com/2006/12/14/facile-come-bere-un-bicchiere-doro/

questo e' molto interessante....!!!!!!La voce ormai ha fatto il giro del mondo. In un grande magazzino londinese hanno messo in vendita delle bombolette con una strana etichetta: ARIA PURA DI MONTAGNA. «Respirate a pieni polmoni senza temere lo smog» recita uno slogan ad effetto. Vi pare assurdo acquistare dell'aria? Eppure è già successo con l'acqua. In quei contenitori di Pet, che faticosamente ci portiamo a casa, è racchiusa una ricchezza naturale, un bene comune, che arriva a costare oltre un euro al litro. Ce l'hanno data a bere per decenni, fino a convincerci che le bollicine fanno addirittura ringiovanire.
Qualcosa di analogo è accaduto anche ai nostri acquedotti, ormai controllati da società per azioni, sia pubbliche sia private, ma la sostanza non cambia. Sfruttando abilmente una legge del 1994 e del 2000, comuni e Province hanno ceduto le loro quote azionarie a un gestore unico, a un'azienda privata o addirittura a una multinazionale. Sono sicuro che molti di voi non hanno mai avuto sentore che qualcuno stava per svendere un bene comune a finanzieri senza scrupoli, mentre le bollette lievitavano per soddisfare gli obiettivi di bilancio dei venditori d'acqua.
Tra il 1997 e il 2003 gli acquedotti trasformati in società per azioni passano da 56 a 71. La corsa alla privatizzazione sembra inarrestabile e il servizio idrico è ormai un'industria come tante che produce utili e dividendi per grandi e piccoli azionisti. Gruppi stranieri come Suez, Veolia Water e Saur ma anche società italiane del livello di Italgas (Eni), Enel, Edison ed ex società pubbliche, le cosiddette vecchie municipalizzate della portata di Acea di Roma, Hera di Bologna, Amga di Genova o ex enti come l'Acquedotto Pugliese S.p.A. sono in gioco per accaparrarsi l'affare migliore. Apparentemente è una guerra di tutti contro tutti, in realtà prevale una sorta di cartello, le società «collaborano» e si spartiscono le risorse idriche del Paese.
....questo articolo e' stato preso da questo sito....chi volesse saperne di piu....

http://www.laleva.org/it/2006/12/acqua_spa_dalloro_nero_alloro_blu.html


importante....fra domani e martedi vi posto il risultato della mappa "fontanelle"

sempre molto importante.....e dallo stesso sito!!!

http://www.laleva.org/it/2006/12/acqua_spa_dalloro_nero_alloro_blu.html

Questa è la vera storia della corsa all'oro blu, l'elemento naturale alla base della vita capace di generare un giro d'affari mondiale di 80 miliardi di dollari e solo in Italia di circa 3 miliardi di dollari. Gli acquedotti questa volta non c'entrano. Stiamo parlando dell'acqua imbottigliata. Acqua e denaro: un binomio inscindibile, che trova la sintesi perfetta in un contenitore di Pet, come dimostra questa storia.
Siamo al confine tra Abruzzo e Marche, un angolo di terra stretto tra la montagna e il mare. Zona depressa, tanto da essere stata inserita tra le aree tutelate della Cassa per il Mezzogiorno. Geograficamente non è Sud, ma l'economia agropastorale e il dialetto non fanno pensare a una regione del Centro con distretti industriali all'avanguardia. Unica vera ricchezza, da sempre, è l'acqua. Siamo nel regno della Sibilla e qui è scoppiata una strana guerra dell'acqua, con sindaci e altri amministratori locali che si contendono una ricchezza conosciuta fin dall'antichità. Nell'antro misterioso della montagna nascono generose sorgenti che alimentano fiumi impetuosi che convergono nella valle del Tronto. Acque cristalline e di grande qualità, che fanno gola a molti. E in tempi di bollicine, particelle di sodio parlanti, miracolose acque «zero calorie» che fanno plin plin, a qualcuno non è sfuggita l'idea di poter imbottigliare ciò che Madre Natura fornisce gratuitamente per piazzarlo nei supermercati con una bella etichetta, «Monti azzurri», e magari uno spot animato da Pippo Baudo. Ad annusare l'affare però questa volta non è la solita multinazionale di turno, ma il Ciip S.p.A., ossia il vecchio Consorzio idrico intercomunale (il gestore dell'acquedotto) diventato nel frattempo una società di capitali, i cui azionisti non sono Paperon de' Paperoni, ma i comuni della provincia di Ascoli Piceno.

La fabbrica dell'acqua per catturare quella ricchezza, con tanto di finanziamento pubblico (2 milioni di euro), con la relativa concessione a sfruttare una fonte dei Sibillini, sembrava quasi fatta. Tanto che ad Arquata del Tronto, i 1500 residenti dispersi in tredici frazioni addossate alle falde del Monte Vettore, erano pronti a festeggiare. Una ventina di posti di lavoro, venti famiglie mantenute grazie alla vendita dell'acqua imbottigliata in un moderno stabilimento: una bella speranza di benessere. «A gelare le aspettative degli abitanti è stato il presidente della Provincia di Ascoli Piceno» racconta Guido Castelli, consigliere regionale di Alleanza nazionale nel 2005. «La Conferenza dei servizi del 9 settembre 2004 aveva dato il via libera, si potevano incominciare i lavori, ma a questo punto è iniziata la battaglia tra Orazi e Curiazi sui giornali locali, tra favorevoli e contrari.» Massimo Rossi, avvocato, presidente della Provincia, da pochi mesi eletto nelle liste di Rifondazione comunista, esponente del Contratto mondiale dell'acqua, lancia un interessante dibattito: «È giusto imbottigliare e commercializzare l'acqua, un bene comune? E ancora, è giusto avviare il progetto prima di aver avuto una valutazione tecnica dell'Autorità di bacino, quando lo stesso Ciip ha ammesso che ci possono essere problemi in caso di emergenza idrica?». Infatti, dai rubinetti degli abitanti di Ascoli Piceno sgorga la stessa acqua che finirebbe in bottiglia e, in caso di siccità, potrebbero esserci problemi di approvvigionamento.

La «guerra» va avanti per mesi, alimentata dalle colorite apparizioni di Aleandro Petrucci, 59 anni, sanguigno sindaco di Arquata del Tronto, che vuole a ogni costo quella fabbrica, vista come una gallina dalle uova d'oro. Grandi baffi, corporatura robusta, mani incallite, Petrucci parla in un italiano infarcito di dialetto improvvisando pittoreschi comizi. Durante un Consiglio provinciale aperto arriva perfino a incatenarsi: chiede il rispetto dei tempi, in modo da non perdere i finanziamenti, e minaccia di assediare il palazzo del presidente «con pecore e ciucci». La Provincia intanto sospende tutte le autorizzazioni richieste per lo sfruttamento delle acque. Scende in campo pure il sindacato, ma diviso: da una parte la Cisl, favorevole alla fabbrica dell'acqua, dall'altra la Cgil, contraria. La controversia coinvolge anche le associazioni ambientaliste, e perfino il Cai (Club alpino italiano), che difende sorgenti e laghetti di montagna. «Tentativi di accaparrarsi l'acqua dei Monti Sibillini ce ne sono stati anche nel passato» racconta Luciano Carosi, ex direttore tecnico del Consorzio idrico del Piceno. «Perfino Giuseppe Ciarrapico [noto imprenditore del settore], nel 1988, ci aveva provato.» Ma in fondo che male c'è a imbottigliare l'acqua di una piccola sorgente (circa 10 litri/secondo)? Perché gli abitanti di un paesino arroccato sui Monti Sibillini si scaldano così tanto e un presidente della Provincia fa di tutto per impedire il commercio di quell'acqua che da sempre scorre nelle forre dell'Appennino marchigiano?

«È vero che la sorgente si perde nel Tronto, ma se si apre questa breccia molte altre società sono pronte a prendersi la nostra acqua» dice William Scalabroni, presidente del Cai di Ascoli Piceno. «Ci sarebbe già un'altra impresa che ha avanzato pretese sulla fonte Gelata.» Acqua di tutti che, grazie a Acqua minerale: c'è del torbido in quella bottiglia un'etichetta, diventa un prodotto, una bibita come tante capace di generare un sostanzioso profitto. Ma quanto ci guadagna invece la pubblica amministrazione? Poco, molto poco.
Le attuali sei concessioni di acque minerali e termali in tutta la provincia coprono un'estensione di 233,23 ettari. Esse fruttano all'erario appena 7609,16 euro all'anno. «Una somma che non basta nemmeno a coprire le spese del personale addetto ai controlli» dicono in Provincia. L'acqua «Monti azzurri » non esiste ancora e non si sa se e quando apparirà sullo scaffale del supermercato; mentre la storia prosegue tra duelli politici e sogni a dir poco effervescenti.
Nell'età dell'oro blu, nell'Italia del primato europeo del consumo di acqua minerale (185 litri a testa all'anno), sembra una storia di ordinaria follia contemporanea. In un Paese che vanta un discreto patrimonio idrico, circa 47 miliardi di metri cubi (quasi il volume del lago di Garda), e una qualità al rubinetto da far invidia a tante acque imbottigliate, il grande successo dell'acqua minerale appare strano. Ma ci sono parecchi motivi che hanno favorito lo sviluppo di questo settore industriale.

Ascoli - Stamattina nel corso di una riunione svoltasi presso la sede dell?Autorità d?Ambito, il comitato ristretto dei sindaci ha dato all?unanimità il via libera per la convocazione dell?Assemblea generale dell?ATO 5 che mercoledì 28 alle ore 15 procederà all?approvazione definitiva del piano d?ambito.
Contestualmente, si procederà all?affidamento cosiddetto "in house" del servizio idrico Integrato alla CIIP SpA. Era questo l?ultimo e decisivo passaggio di un iter tecnico-amministrativo complesso che ha richiesto un lungo ed intenso lavoro da parte dei tecnici dell?ATO per raccogliere e organizzare i dati sulle infrastrutture idriche presenti nei comuni di competenza e valutare gli interventi necessari per il futuro. Insieme all?atto conclusivo dell?affidamento della gestione operativa, infatti, l?Assemblea dell?ATO composta dal presidente dell?Autorità Stefano Stracci, dal presidente della Provincia Massimo Rossi e dai 59 sindaci dei comuni appartenenti all?ambito sarà chiamata ad approvare un piano che comprende di investimenti dell?importo complessivo di circa 337 milioni di euro per la realizzazione nei prossimi 25 anni di opere pubbliche riguardanti tutto il ciclo integrato delle acque dalla depurazione all?approvvigionamento idrico per usi civili e industriali. «Il comitato dei sindaci ? ha spiegato il presidente dell?ATO 5 Stefano Stracci- è un gruppo di lavoro ristretto costituito dall?Amministrazione Provinciale e dai sindaci dei comuni di Ascoli Piceno, Fermo, San Benedetto del Tronto , Cossignano, Grottammare, Montegallo Spinetoli nominato dalla stessa Autorità d?Ambito per seguire passo passo e condividere in maniera preliminare le fasi di elaborazione del piano e dell?affidamento. Nell?approvare il lavoro svolto dall?ATO in questi mesi ? ha proseguito il presidente Stracci- il comitato ha espresso apprezzamento per il metodo partecipativo adottato e per la validità di un elaborato che non solo definisce gli interventi essenziali per pianificare l?assetto idrico presente e futuro del territorio, ma anche valutare in maniera attenta, ponderata e puntuale tutti gli aspetti economici, finanziari e gestionali legati al piano consentendo a questo strumento di essere immediatamente operativo»
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

questo e' tratto da un'articolo del quotidiano:

Nemmeno la pioggia, venuta giù come non accadeva da mesi e la neve, arrivata copiosa con largo anticipo quest'anno, riescono ad attenuare la crisi idrica del piceno. Oltre il danno però si aggiunge anche la beffa.


Da Alessandro Corradetti riceviamo questa nota che in un momento delicato dell'economia merita attenzione

Nonostante prosegua la chiusura notturna dei rubinetti stabilita dalla CIIP spa, a pieno ritmo avanza anche il progetto d'imbottigliamento della sorgente del Pescara in zona Arquata. Basti ricordare che attualmente nella provincia di Ascoli sono tre le concessioni a privati per l'imbottigliamento dell'acqua minerale: alla Sagma srl in territorio Montefortino e Amandola (acqua Preistorica e acqua minerale Gallo), alla Hostbrook Spa sempre in territorio di Montefortino (Tinnea) e all'"Acqua Palmense del Piceno" in territorio di Torre di Palme.

Dal sito internet della Tinnea veniamo a sapere che la stessa imbottiglia 1,5 miliardi di litri d'acqua l'anno, l'equivalente di 45 litri d'acqua al secondo. Del prelievo della Sagma e dell'acqua palemense del Piceno a noi cittadini non é dato sapere.
La nuova concessione ad Arquata prevede un prelievo di 10 litri d'acqua al secondo ovvero 300 e piú milioni di litri d'acqua l'anno.

Ma non é solo il prelievo di un bene comune per produrre profitto ció che spaventa, oltre a questo ci sono le tonnellate di combustibile utilizzato per trasportarla (con conseguente inquinamento), le tonnellate di rifiuti (bottiglie di plastica) che verranno immesse nell'ecosistema giá compromesso, oltre ai soliti rubinetti chiusi nelle case degli ascolani.

Allora, a pochi giorni dall'affidamento alla Ciip spa della gestione per 25 anni del ciclo integrato delle acque, la stessa farebbe bene a chiarire questa situazione dalla quale si percepisce chiaramente, nonostante le belle parole sulla proprietá pubblica, il fine ultimo della societá, il profitto. Il sindaco di Arquata, invece di delirare per 20 posti di lavoro farebbe bene a richiamare i politici locali, i quali piuttosto che risolvere i problemi se ne vanno a spasso tra conferenze e convegni o fanno a gara per apparire sui giornali.

Per quanto concerne la Ciip spa gli interrogativi che si pone un cittadino sono i seguenti: quando un utente avrá problemi di con la societá, quest'ultima risponderá con gli occhi rivolti al cittadino o al bilancio? In caso di investimenti attraverso mutui accesi con banche (si parla di 900 milioni di euro) e nel caso che queste banche sotto l'influenza del mercato e della finanza risultassero compromesse (vedi la crisi dei mutui americani) chi risponderá ad eventuali insolvenze? E poi siamo sicuri che uno scenario di questo tipo non aprirebbe le porte all'ingresso dei privati?

Non sarebbe corretto per esempio fare un investimento per costruire una derivazione che trasporti l'acqua destinata a questa nuova concessione nei serbatoi che la distribuiscono in cittá? L'ultima domanda é rivolta ai paladini by partisan dell'acqua in consiglio comunale, il consigliere Galosi e il consigliere Cittadini, cosa ne pensano dell'ennesima concessione?

...io propongo di iniziare a fare qualcosa......intanto la "cartina delle fontanelle" va avanti.....e nn sono molto confortanti il risultato delle fontanelle chiuse incontrate fin'ora!
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[Annalisa Cameli]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a tutti Smile
vi copio un comunicato di Luigi Meconi.
mercoledì aveva organizzato una manifestazione proprio durante l'assemblea all' ATO 5 ma si è praticamente trovato da solo.... mi è dispiaciuto, se lo avessi saputo prima...

cmq l'assemblea si è svolta, vi copio il comunicato sull'acqua
-----------
ATO 5 MARCHE SUD ? UN ENTE GESTORE, LA CIIP SPA, CHE NON E? NE? SPA NE? ENTE STRUMENTALE ? IN CHE MANI E? GIA? FINITA L?ACQUA?
Ascoli Piceno 28 novembre 2007. Consiglio dell?ATO 5 Marche sud. Si ha la registrazione di tutti gli interventi.
Tutti, anche il Sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio (FI), anche quello di Ascoli Piceno Celani (FI), anche il Presidente della Provincia Massimo Rossi (PRC), anche i Sindaci di Porto San Giorgio (Pd) e di Offida (Pd), hanno fatto dichiarazioni, registrate, che l?acqua deve restare pubblica; specificando che deve restare pubblica non solo come proprietà, ma anche come gestione.
Stante una simile, profonda, convinzione ci si sarebbe aspettati il ritorno immediato al Consorzio Idrico del Piceno. Ritorno legittimo proprio in base all?articolo 113 comma 5 lettera c) del Tuel (d. lgs. 267/00). Articolo che si ispira alla sentenza Teckal in cui il Comune di Viano (RE), che aveva affidato, direttamente, senza gara, ? la gestione del servizio di riscaldamento di taluni uffici comunali? a un Ente strumentale, un Consorzio (l?AGAC), ha avuto ragione sulla Teckal s.r.l..
Invece i nostri hanno fatto l?esatto contrario. Anzi, peggio.
Hanno deliberato l?affidamento in house per 25 anni del Servizio Idrico Integrato a una Società di capitali, la Ciip Spa; società a capitale interamente pubblico. Ma che ha ben poco degli Enti strumentali degli Enti locali. Per l?articolo 4 del suo Statuto aggiornato al 25 ottobre 2007, infatti, fa: ?attività o servizio anche di commercializzazione?. E ancora: ?promuovere la costituzione o assumere interessenze, quote o partecipazioni in altre imprese, società, consorzi ed enti aventi oggetto analogo, affine o comunque connesso al proprio ?, compiere tutte le azioni di carattere commerciale, industriale, mobiliare??. Precluse, bontà loro, operazioni prettamente finanziarie.
Vista la data di quest?ultima approvazione, ci si sarebbe aspettato perlomeno il suo adeguamento all?articolo 13 della legge Visco-Berani n. 248/06; vi si parla di contratti ?nulli? (sic.)!
Ma andiamo al peggio. Da tutti gli interventi, a partire da quello del Presidente ATO, Stracci, cui era stato affidato il compito di sostenere che la Ciip Spa è una sorta di Ente strumentale (sic!) dei Comuni soci, è venuta fuori una Ciip Spa, Società di capitali, che, per appesantimenti procedurali e per impossibili controlli diretti dei Comuni soci, ha terribilmente lese tutte le prerogative di una Società di capitali. Mentre, i Comuni soci, per quanto già detto dello Statuto della Ciip spa, non potranno mai esercitare quel controllo che eserciterebbero su un Ente strumentale: Azienda Speciale o Consorzio.
Insomma si è fatto un pasticcio. Tanti sforzi per affidare per 25 anni il Servizio Idrico Integrato a una Spa che non può agire come Spa, ma che, nel contempo, volendo che operi come Ente strumentale dei Comuni soci, non ne ha i requisiti essenziali.
Perché un tale pasticcio? Eppure, sapendo che l?ATO serve 295mila abitanti, e sapendo che gestisce un bene essenziale come l?acqua, tutto avrebbe suggerito assoluta chiarezza.
Si sfida il Presidente Stracci a trovare una sola sentenza della Corte di giustizia Ue che, davanti a Società di capitali interamente pubblica, o mista con il solo socio privato scelto con gara, che facciano ?commercializzazione?, si sia pronunciata per la legittimità di affidamenti in house! O come il mio Comune, Altidona, con lo 0,639% di quote, ha sulla Ciip Spa un controllo analogo ai propri servizi!
In tema di Enti strumentali, di quelli veri, e riferiti proprio all?articolo 113 comma 5 lettera c), si invita il Presidente Stracci ad andare a leggere, del Consiglio di Stato: 1) la Circolare 19 ottobre 2001 n. 12727 e 2) la Sentenza n. 5/2007.
Se si voleva sinceramente ?ripubblicizzare?, subito, l?acqua, non c?era opportunità migliore.
Perché, mi sono chiesto, non lo hanno fatto? Sono venute in mente tante risposte. Ma due si sono imposte. La prima è che i Sindaci intervenuti hanno nei rispettivi Comuni altre Spa o Srl in house. Società in house che, per il Procuratore della Corte dei Conti di Ancona, dr. Avoli, hanno avviato ?rischi di implosione? del sistema delle Autonomie. La seconda; tanta sicurezza davanti a tanto evidenti contraddizioni, non è forse la stessa che due anni fa ha portato le stesse forze politiche dell?ATO 5 Marche sud alla altrettanto contraddittoria creazione di due Province lilliput? Che intacca anche l?ATO.
Da cittadino e lavoratore pubblico non resta che la protesta e l?invito a recuperare legalità e democrazia; ampiamente smarriti. E si tace che il tutto avviene sfidando lo stesso Parlamento. Che da qui a 3 giorni, 1° dicembre, impone, con legge, la ?moratoria? a simili operazioni.
Altidona 29 novembre 2007 Luigi avv. Meconi (segretario comunale in disponibilità ? ag. Ancona)
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

......raga...la stima da me effettuata e' di 2 fontanelle su 3 chiuse. adesso faccio una bella mappa delle vie in cui sono ubicate le fontanelle e ve le posto!

..........andiamo bene!!!!


Voglio iniziare questa mia riflessione sull?acqua con una domanda semplicissima e scontata che rivolse a tutti noi bambini della terza elementare la maestra:Da dove viene l?acqua e di chi è?
Eppure, oggi, sarebbe necessario in molti casi ripetere quella stessa domanda anche agli adulti. Molto spesso, infatti, ci si dimentica che l?acqua è un bene comune, non una merce da gestire, comprare, vendere e farci profitti.

Se ci si fermasse un attimo a riflettere sul valore dell?acqua e sul modo attraverso cui essa viene distribuita, si capirebbe che essa oggi non è più un diritto umano fondamentale (come dovrebbe essere), ma un bisogno gestito dal mercato, spesso in mano alle multinazionali. L?acqua è un bisogno primario, dovrebbe essere di tutti, gestito dalle autorità pubbliche. Così, ci disse la maestra dopo che ci spiegò da dove arriva. Perché se è vero che il ciclo idrologico è naturale e gratuito, è altrettanto vero che sono necessari strutture per distribuirla, per depurarla, ecc.
Dal 2000 ci sono state più di 30 guerre nel mondo a causa dell?acqua e, secondo le cifre delle Nazioni Unite, attualmente oltre un miliardo di persone non hanno accesso a una quantità sufficiente di acqua per soddisfare le proprie necessità primarie a un prezzo conforme alle proprie possibilità finanziarie. Questa cifra può salire vertiginosamente se non vengono adottate rapidamente misure significative. Dietro i problemi connessi all?accesso al bene comune, primario e fondamentale costituito dall?acqua potabile, si celano due principalmente due realtà: da una parte, gli enormi interessi di grandi multinazionali che negli ultimi anni hanno moltiplicato i propri profitti con le privatizzazioni e l'imbottigliamento dell'acqua. Dall'altra, la mancanza di volontà politica. Basterebbero, infatti, secondo Sergio Ferrari (SELVAS), 10 miliardi di dollari annui per riuscire ad arginare il problema dell'acqua potabile. Questi soldi potrebbero essere raccolti se si destinasse a questo obiettivo il budget militare mondiale di soli cinque giorni, non è uno sforzo esagerato o utopico.

Senza considerare cosa accade nelle zone più depresse del Pianeta o nei Paesi in via di sviluppo, vediamo quale è la situazione da noi. Nel 2006, Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il 16% della popolazione del Vecchio Continente non aveva acqua potabile e ben 140 milioni di europei non hanno avuto accesso ad acqua pulita e servizi sanitari. Una situazione nella quale, sempre stando ai dati dell'Oms, oltre 13.500 bambini europei perdono la vita ogni anno per malattie correlate a queste carenze. Guardiamo ora cosa accade in Italia: si consumano 170 litri di acqua imbottigliata per abitante l?anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15, equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano. L?acqua imbottigliata, assoggettata a regimi di controlli spesso lacunosi, ha un costo tra 30 e 50 centesimi, cui si sommano i costi di smaltimento del contenitore, mentre 1.000 litri di acqua da acquedotto, più controllata sul piano chimico-batteriologico, non costano più di 1 euro. L'acqua del rubinetto è buona, ma gli italiani si ostinano a comprare l?acqua in bottiglia (QUI - QUI).

La Direttiva 60/2000 dell?Unione Europea recita: ?...l?acqua non è un prodotto commerciale, bensì un patrimonio che va protetto?, ecco perché non può essere un dividendo, non può produrre utili e dovrebbe essere estranea a ogni forma di privatizzazione. "Imbottigliare la pioggia in un contenitore con un'etichetta e venderla con un lavaggio del cervello grazie alla pubblicità. E' quello che fanno le multinazionali, le concessionarie", ha detto Beppe Grillo con i suoi soliti toni esasperati nel suo blog, ma il problema non è solo quello dell?acqua in bottiglia, è anche quello della sempre più frequente privatizzazione della gestione dell'acqua. Le aziende private, infatti, hanno come scopo solo il profitto, cosa che non dovrebbe affatto riguardare un bene prezioso come l'acqua. Di acqua potabile c?è ne è sempre meno. In quest'era della globalizzazione dell'economia, in cui i nuovi consumi industriali e gli effetti dell'inquinamento riducono sempre più la disponibilità di acqua potabile, da cui dipende la sopravvivenza di miliardi di esseri umani, diventa dunque fondamentale il riconoscimento che l'acqua non può essere considerata una merce da vendere al migliore offerente ma un bene pubblico irrinunciabile, patrimonio dell'intera umanità. Si può allora affermare che arrestare i processi di privatizzazione dell'acqua assume sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici, cittadini e forze sociali, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.

Per capire il vero significato dell'acqua, pertanto, occorre semplicemente dimenticarsi dei profitti, della società per azioni, dei mercati, dei guadagni e tornare bambini, ovvero fermarsi un attimo a pensare un po? stupiti quale potrebbe essere la risposta alla domanda: "Da dove viene l'acqua e di chi è?"
Forse così facendo si attuerebbero davvero politiche per l?acqua serie e si ridurrebbe la privatizzazione e la mercificazione di un bene comune che è un dritto di tutta l'umanità
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[Giovanni Marucci]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Qualche anno fa vidi che avevano delle tariffe a scaglioni, di cui la prima era fino a 90 metri cubi, poi man mano seguivano altri scaglioni a prezzi sempre maggiori.
Il consumo di 90 metri cubi doveva però essere diviso in due (dato che la fattura è semestrale), per cui il tetto era di 45 metri cubi ogni sei mesi.
Esempio: se nel primo semestre consumo 50 metri cubi, pago la tariffa più bassa fino a 45 poi quella immediatamente più alta per i successivi 5.
Nel secondo semestre consumo 30 metri cubi: la tariffa è quella più bassa.
Cumulando i consumi, però, si nota che nell'arco dell'anno ho consumato 80 metri cubi (entro il limite della prima tariffa), ma 75 li pago alla tariffa minima, mentre 5 alla tariffa un po' più alta.
Feci presente questo al Consorzio, proponendo un consumo base pro capite, perché se una famiglia consumava 95 metri cubi all'anno ed un single 80, in realtà il single consumava molta più acqua della famiglia.
Il Consorzio mi rispose che non poteva applicare questo tipo di tariffa, ma non è che lo spiegò poi tanto bene.
Ultimamente devo dire di non aver più guardato attentamente il calcolo, ma penso che sia rimasto sempre quello (al di là dei vari addebiti extra-consumo); forse hanno messo una quota minima gratuita (se non erro).
Ciao
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[elisabetta]
Ospite





MessaggioInviato: Mar Feb 12, 2008 11:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

http://www.abitarearoma.net/index.php?doc=articolo&id_articolo=2638

il sito riporta questo articolo......

?Il servizio idrico in Italia va completamente ripensato dal punto di vista del cittadino consumatore, coinvolgendolo attivamente in una politica di tutela di un bene comune fondamentale qual è l?acqua?.



Nelle parole del vicesegretario Giustino Trincia, il commento di Cittadinanzattiva a seguito della relazione sullo stato dei servizi idrici illustrata oggi al Parlamento dal presidente dell?Autorità di vigilanza sui servizi idrici, che ha ripreso lo studio del 2005 di Cittadinanzattiva sul caro-tariffe nel settore idrico.



?I dati della nostra indagine - continua Trincia - segnalano due questioni: la giungla di voci di spesa e di tariffe, e le profonde differenze tra zone e zone del Paese, su cui c'è ancora disattenzione o sottovalutazione, mentre esse sono centrali per i cittadini consumatori. Al ritardo accumulato per decenni, in nome della difesa delle poltrone di migliaia di enti inutili, con la conseguenza di un servizio idrico in molte parti a pezzi, con forti sprechi di acqua, si unisce la beffa di tariffe e di bollette di consumo incomprensibili per il 99% dei cittadini?.



Marcate disparità di costo dell'acqua con tariffe anche tre volte superiori da una provincia ad un'altra di diversa regione (e più che doppie tra province in una stessa regione); una babele di balzelli e canoni ad alleggerire le tasche dei consumatori (quota fissa; quota variabile cui corrispondono tariffa base, tariffa agevolate e tariffa eccedenza; Iva al 10%; deposito cauzionale; canoni di depurazione e fognatura variabili in base a consumo e destinazione d?uso dell?acqua, etc.); scaglioni di consumo dell?acqua calcolati su base annuale (71% dei casi) piuttosto che mensile (13%), giornaliera (7%), trimestrale (6%), quadrimestrale (2%) o semestrale (1%). Approvati solo 61 Piani d?ambito negli 87 ATO insediati (sui 91 previsti). Il tutto a fronte di un incremento tariffario, dell?acqua potabile, del 25% da gennaio 2000 ad oggi, secondo dati Istat. Questo il poco edificante quadro del settore idrico italiano a più di 10 anni dalla riforma del settore (legge Galli 36/94).
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